
Settembre arriva sempre
come una verità che non puoi rimandare.
Non fa rumore... apre le finestre,
sposta l’aria, ti guarda negli occhi.
È il mese che ti chiede cosa vuoi salvare davvero,
cosa sei pronta a lasciare andare,
cosa ti pulsa ancora dentro nonostante tutto.
C’è un punto, in ogni fine estate,
in cui senti che qualcosa
si è mosso senza chiedere il permesso.
Una nostalgia che non fa male,
una promessa che non sai ancora pronunciare.
E allora resti lì, in quel confine sottile:
tra ciò che eri e ciò che stai diventando.
Settembre è un ritorno, ma anche un inizio.
È la mano che sfiora una porta socchiusa.
È la voce che dice “Ci sono”, anche quando tremi.
È la consapevolezza che certe assenze
non si colmano, si attraversano.
E che certe presenze,
quando arrivano, cambiano la stanza.
Forse è questo che mi insegna ogni volta:
che la vita non si misura in stagioni perfette,
ma in attimi che resistono.
In sguardi che non scappano.
In passi che, finalmente, scegli di fare.
E allora sì, Settembre... entra pure.
Ho lasciato la luce accesa.
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